Mozart's Adagio for Violin and Orchestra in E major K.261.


quaresima del 415

hypatia, sacra esto[1]


Rosario Consoli
R\L\Quatuor Coronati Emulatio 931 GOI, Firenze




Se un umano nasce donna, le cose si fanno difficili.



[1] Trad. Ipazia, sii maledetta. Ndr.



Bellezza, sapienza e forza morale.
Concentrate in un unico essere. L’una virtù conferma e accentua l’altra, esaltandone forma e sostanza nei contorni armoniosi di Ipazia.

v    Scienziata, filosofa, astronoma, matematica, musicologa, medico, vissuta intorno al quarto secolo in Alessandria d’Egitto.

Straordinario coagulo di virtù civili e morali, unite ad una mente votata alla ricerca ed alla conoscenza, di uno spirito mai pago di sapere, sembra non avere rivali nemmeno tra i più eclettici uomini di pensiero che abbiano segnato il tempo.
Tuttavia pare avvolta dalle nebbie di un passato, che fanno appena trapelare un simbolo di puro amore per la verità, la scienza e la ragione.


Le sue conoscenze, i suoi studi, le sue invenzioni

Ipazia, IV secolo d.C., figlia e discepola del grande Teofanae (Teothecno) astronomo, matematico e rettore dell'università di Alessandria. Superò di gran lunga il padre, insoddisfatta di quelle verità statiche che, per dirla col libro sapienziale, per lei non erano altro che fiumi che non ingrossano il mare e dal quale tornano a fluire in altri percorsi di conoscenza.

Filostorgio, storico della Chiesa contemporaneo di Ipazia, cosi scrive:

v    “apprese dal padre le scienze matematiche, ma divenne molto migliore del maestro soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri” … “introdusse molti alle scienze matematiche” … “divenne molto migliore del maestro soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri”

Altre fonti la descrivono di

v    “natura più nobile del padre, non si accontentò del sapere che viene attraverso le scienze matematiche a cui era stata indotta da lui, ma, non senza altezza d’animo, si dedicò anche alle altre scienze filosofiche”.

Coltissima, si dedicò alle opere di Diofanto, Apollonio di Perge, Claudio Tolomeo, Platone, Plotino, Euclide: Di queste menti illustri Ipazia si nutrì.


Sc        Scrisse tredici volumi di commento su “L’aritmetica” di Diofanto (matematico delle equazioni a coefficienti interi).

 Ipazia espresse un acume ed un’intelligenza fuori dal comune, non solo nel commentare, ma anche nello sviluppare intuizioni di completamento ed altre di originale natura interessandosi anche di meccanica e di ciò che oggi chiamiamo tecnologia.


Disegnò strumenti scientifici, tra cui un astrolabio piatto, un apparato distillatore e un idroscopio.

Tutto ciò che era esplorabile era oggetto di ricerca, studio e approfondimento.
 Disegnò strumenti scientifici, tra cui un astrolabio piatto, un apparato distillatore e un idroscopio.
Tutto ciò che era esplorabile era oggetto di ricerca, studio e approfondimento.

 Dicono di Lei:

v    “…Ipazia aveva scoperto qualche cosa di nuovo a proposito del moto degli astri ed ella rese questo suo nuovo sapere acquisizione accessibile agli uomini ed alle donne della sua epoca esponendo le sue nuove osservazioni in un’opera originale che intitolò Canone astronomico”. (Flogisto)

- Scrive Rita Levi Montalcini nel suo libro  “Le tue antenate…”:

v    “È stata l'unica matematica donna per più di un millennio. Bisognerà aspettare il Settecento per avere due scienziate di rango paragonabile: Maria Gaetana Agnesi e Sophie Germani”.

Vorremmo chiederci quanto il mondo sarebbe stato diverso se tanti spiriti liberi non fossero stati obliterati e ridotti al silenzio e la storia di essi occultata.

·       *Forse la storia dei liberi pensatori avrebbe avuto diversa evoluzione se lo straordinario percorso del libero pensiero non avesse subito l’arresto nelle fucina di Alessandria.
·       *Forse avremmo datato nel IV secolo anziché nel 1717 la nascita di una Muratoria “speculativa” che avrebbe preceduto quella “operativa” sovvertendone l’attuale cronologia.
·       *Forse la storia sarebbe stata diversa e ci saremmo risparmiati secoli bui di profonda regressione spirituale. Forse!
·       *Ma in ogni caso, certamente, i valori e i principi Universali sarebbero rimasti i medesimi, solo maggiormente efficienti in una società eticamente più evoluta.)

I contemporanei indicarono in lei la grande caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino.
Insegnò ad Alessandria per più di vent'anni, fino al 415 (giorno della sua tragica morte).

Ne        Nel De dono, l'allievo di Ipazia, Sinesio, aveva scritto che

«l'astronomia è di per se stessa una scienza di alta dignità, ma può forse servire da ascesa a qualcosa di più alto, da tramite opportuno verso l'ineffabile teologia, giacché il beato corpo del cielo ha sotto di sé la materia e il suo moto sembra essere ai sommi filosofi un'imitazione dell'intelletto. Essa procede alle sue dimostrazioni in maniera indiscutibile e si serve della geometria e dell'aritmetica, che non sarebbe disdicevole chiamare retto canone di verità».

Il contesto storico. Gli editti di Teodosio

Osserviamo ora qual’era il contesto storico/politico/religioso in cui si muoveva Ipazia.
 - Costantino (Flavius Valerius Constantinus) imperatore romano dal 306 al 337. Con lui inizia una nuova era in cui il cristianesimo si impone per essere accettato con decreto imperiale.
 Viene sancita l'alleanza con la Chiesa cristiana e, con essa, la fine delle persecuzioni e con gli onori riservati ad una  religione di stato.
- Giuliano (Flavius Claudius Iulianus) letterato e imperatore romano fino  al 363, da cristiano convertito al paganesimo, tentò senza riuscirvi di restaurare la religione dei padri col nome di “ellenismo”. Prese dai cristiani l’appellativo di Apostata e presentato, da essi, come un persecutore.In realtà Giuliano fu tutt’altro che un persecutore, poiché durante il suo regno illuminato vi fu grande tolleranza nei confronti di tutte le religioni, comprese le diverse dottrine cristiane. Intese sostenere anche  altre religioni, come l'Ebraismo, anch'esse (seppure in misura più limitata) discriminate dalla protervia cristiana. Tentò di restituire giustizia volendo ricostruire il Tempio di Gerusalemme, ma con poco successo. Tutti i tentativi di Giuliano di ricostituire una società aperta e tollerante non ebbero risultati apprezzabili, forse anche a causa della brevità del suo regno, finito il quale, il Mondo Pagano subì un’accelerazione nel suo ormai segnato decadimento.

 v    Teodosio, imperatore fino al 395, acuì la persecuzione contro tutte le religioni che non fossero la cristiana, con particolare accanimento al paganesimo, giudicato ufficialmente illegale in tutto l’impero.
 v    Fece chiudere definitivamente i pochi Templi rimasti operativi. 
v    La pena di morte divenne la condanna pendente sul capo di coloro che rifiutavano la conversione al Cristianesimo.

Emise ben 4 decreti nel merito:

v    Il decreto del febbraio 391: vietato entrare nei templi. Il 24 febbraio 391 l'imperatore Teodosio, detto dai cristiani "Il Grande", battezzato nel 380, emise il provvedimento legislativo "Nemo se hostiis polluat"(……………)
v     Il decreto del 16 giugno 391: estensione delle proibizioni
v    Il decreto di Aquileia,16 giugno 391, estende le disposizioni precedenti anche all'Egitto, dove Alessandria godeva di speciali privilegi relativi ai culti locali.
v     Il terzo editto del 391: distruggete i templi.
v     Il quarto editto del 392: pena di morte. Con questo editto si raggiunge un tasso di intransigenza così assoluta nei confronti delle tradizioni locali, da sancirne di fatto la loro fine con tutti i mezzi sanzionatori possibili, compresa la pena di morte.

L’editto prevedeva:
·                   la pena di morte per chi effettuava sacrifici e pratiche divinatorie
·                   la confisca delle abitazioni dove, con i Templi ormai distrutti, si svolgevano i riti.
·                   pesanti sanzioni per i decurioni quando non applicavano puntualmente la legge.
·                   la proibizione di altari, torce, agapi, offerte votive, divinità domestiche del focolare, corone,  ghirlande e ornamenti floreali,e quant’altro che rappresentasse solo un’intenzione di onorare divinità o simboli diversi da quelli cristiani. Un simbolo distrutto è una memoria azzerata.

 Teofilo, vescovo, ebbe parte decisiva, così come la ebbe Cirillo, Vescovo di Alessandria, nell’ultima violenta e cruenta azione nel cancellare il Neoplatonismo e il libero pensiero di cui Ipazia fu l’ultima strenua portatrice.

Unico uomo di potere ad alzare le difese contro il potere dei nuovi gerarchi ecclesiastici, Oreste, Prefetto di Alessandria e sostenitore di Ipazia..Ma era destinato a perdere nell’impari lotta.


La sapienza di Ipazia

In questo quadro grandemente persecutorio Ipazia di estrazione pagana, non scevra di quella religiosità teologica, filosofica e cosmogonica tipica del “pagus”, rappresentava un mondo aperto al trascendente e simboleggiato da miti dal profondo significato esoterico che sarebbe stato abbattuto dall’ormai vincente cristianesimo (o,meglio,da coloro che ne avrebbero rappresentato l’anima intollerante fino all’abbattimento fisico e alla distruzione di luoghi sacri e accademie filosofiche che fecero di Alessandria un vero faro di sapienza). Dopo Maria l’Ebrea (la prima scienziata/alchimista dell’antichità di cui si abbia notizia), Ipazia fu la prima donna a rappresentare un pensiero, un metodo, una concezione universale del cosmos di straordinaria modernità.

Pallada (detto Meteoro), poeta e letterato “greco antico”, dedica ad Ipazia un commovente epigramma

“Quando ti vedo mi prostro, a te e alle tue parole,
 vedendo la casa della Vergine tra le stelle,
infatti il cielo è rivolto ad ogni tua azione Ipazia santa,
 bellezza di parola, pura stella della sapiente cultura.”

Maestra di saggezza, fu in Alessandria riferimento di spiriti liberi, eruditi e popolani, con tutti parlando, a tutti rispondendo e con tutti scambiando conoscenza, insegnava imparando in un anelito insopprimibile ad una verità sempre più evoluta permeato di rigore scientifico e di una spiritualità che con esso, mirabilmente, intrecciava connessioni e attinenze di sottile fattura fino a disegnare la cornice di un quadro in cui armonizzare i colori di una sapienza complessiva dal carattere universale.
Razionalità e spiritualità convivevano in essa così come cultura pagana e cultura cristiana, pur tra loro in competizione, potevano  trovare punti di contatto purché esenti e non contaminati da assiomi di verità assolute e inamovibili.

Attribuire ad Ipazia la maestria delle sette arti liberali, principi di Fratellanza e valori universali di Tolleranza, Libertà e Uguaglianza, è come riconoscerle una sua naturale prerogativa, tanto connaturati erano in lei le massime virtù tra le quali (come le colonne Dorica-Ionica-Corinzia) Sapienza, Forza e Bellezza si esprimevano in solare evidenza. 

Ma tali virtù e tanto anelito alla conoscenza non potevano passare indenni in un’epoca in cui nella fiorente Alessandria già levitavano fermenti e contrapposizioni religiose tra Ebrei, Cristiani e neoplatonici.
Il pensiero libero ed in continua progressione di Ipazia destabilizzava le nascenti gerarchie religiose bisognose di affermazione e consolidamento in una chiusura assolutista in cui il dogma già era garanzia di immutabilità, privilegio di casta e controllo delle coscienze.
I venditori di verità rivelate rischiavano di vedere svilito il proprio prodotto concesso a buon mercato nel baratto con le coscienze. Le verità assolute davano già confortanti certezze sollevando gli animi da ogni necessità di ricerca risolvendo ogni “perché” e scansando il tormento del dubbio che già assurgeva al rango propedeutico di eresia.

L’epilogo inevitabile

Già il cirenaico Sinesio paventava la deriva fondamentalista e totalizzante della nuova religione e ne temeva il forte assetto dogmatico. Forse è per ciò che assurse alla carica vescovile senza nemmeno essere battezzato?

v    Forse lui stesso si adoperò affinché Ipazia abbracciasse la religione cristiana e, con essa, cristianizzare il paganesimo (o paganizzare il cristianesimo?) fondendolo in una emulsione che li contaminasse entrambi, lasciando immutata quella cultura ellenistica in cui si era formato.

v    Sognava, forse, il grande compromesso che, in ultima analisi, consentisse una pacifica convivenza tra diverse culture?

 Evidenti segnali di violento fanatismo si erano manifestati sotto la reggenza ecclesiastica del vescovo Teofilo (pare abbia ispirato, ammesso che ce ne fosse stato  bisogno, l’Imperatore Teodosio nell’emanazione degli editti persecutori) che aveva fatto distruggere gli emblemi monumentali della civiltà greco orientale assieme al “Serapeum” (tempio di Serapide) e la biblioteca che ad esso era annessa.

Alla scienza di Ipazia si oppone il potere religioso

Intollerabile appariva alla comunità cristiana più fondamentalista che la sapienza e la cultura fossero così grande patrimonio del mondo pagano.
Altrettanto intollerabili apparivano i miti pagani nel loro profondo significato esoterico.
E ancora più intollerabile appariva la molteplicità delle tradizioni pagane  con i loro diversi modi di vedere un comune significato.
Inaccettabile questa area di libero pensiero, strettamente legata alla cultura popolare che in diverso modo (dialettico) le aveva concepite, difficile da ingabbiare senza imporre un pensiero unico che potesse scardinare un pensiero unificante.

Ma chi era mai questa Ipazia, pagana, cosi estranea ai valori di un clero chiuso ai fondamentali diritti della ragione? Come osava, l’infedele pagana, indurre pensieri non strettamente connessi alle dogmaticità tanto funzionali al potere clericale?

In una società ormai completamente cristianizzata, il Vescovo Cirillo (poi assurto a santità), nel 412 divenne Patriarca di Alessandria. Le discriminazioni contro Ebrei e neoplatonici presero ancora una volta forma di persecuzione e il conflitto tra Stato (rappresentato da Oreste, prefetto della città ed amico/discepolo di Ipazia) e la Chiesa (rappresentata dal Patriarca Cirillo) assunse forme di scontro aperto.

Il rifiuto di Ipazia scatenò la folla

v    Ipazia fu invitata, presumibilmente nella Quaresima come prevedeva il rituale romano, a convertirsi al cristianesimo,  ma, ovviamente, rifiutò.
Questo rifiuto, nel rituale romano, veniva considerato un crimine da punire con la morte

Ormai considerata come sovversiva e dotata di arti oscure, cominciò a incamminarsi verso  una fine tragicamente atroce.
Negli anni che vanno dal 412 al 415 l’intolleranza clericale andò crescendo assumendo sempre più forme minacciose e virulente, innescata e alimentata dalla predicazione di Cirillo, che raggiunse il suo violento culmine nel 415.

Impensabile che Ipazia non avvertisse la morsa di intolleranza che si stringeva sempre più.
Troppo intelligente era per non capire quanto l’avversione si fosse tramutata in odio, troppo sensibile era per non percepire quanto gli sguardi belluini di fanatici potessero tramutarsi in atti mortali. Ma la forza del libero pensiero e la comunione con gli spiriti liberi erano almeno pari al coraggio di vivere ed agire oltre ogni paventata minaccia. 

Il massacro della quaresima[1]



[1] NdR. Anche Giordano Bruno fu ucciso durante una quaresima.
Nel Rituale Romano è ben spiegato il significato della Quaresima


v    Era l’8 marzo dell’anno 415. 
v    Quaresima di battesimo?
v    Quaresima cristologica?
v    Quaresima penitenziale?

Ipazia, indossato il suo mantello, scendeva per le strade per il consueto dialogare con la gente. In molti chiedevano, a tutti rispondeva, con tutti parlava. Fossero cristiani, ebrei o pagani, tutti avevano qualcosa da dire o una domanda da porre . Chiunque apprezzava o contestava affermando un’idea e ricevendone pacata risposta.


Il senso dell’”Agora” come luogo di libero scambio di idee trovava naturale compimento nella polis e di essa era l’espressione intellettuale più libera. Sentimenti, idee, concettualità si intrecciavano camminando su una linea di frattale che toccava e alimentava le menti e i cuori come linfa nutriente e benefica.

Il bene della conoscenza circolava e se solo un residuo di essa avesse raggiunto la coscienza di un uomo, sarebbe stato un altro passo sul percorso evolutivo.

Valeva la pena tutto ciò! Ma valeva anche la pena di morire per ciò? Certamente premoniva nell’odio serpeggiante di schiere di fanatici cristiani quanto questi, vittime del mostro dell’ignoranza, potessero diventare a loro volta persecutori e carnefici. Spesso il peggiore degli aguzzini è solo un servo intento a compiacere un padrone.

v    Ipazia doveva tacere, Ipazia era lo specchio della loro cattiva coscienza o, peggio, della sua totale assenza.

Cosi un gruppo di indiavolati da un cristianesimo deviato e distorto[1], avvicinò la donna.
 Una mazza ferrata la colpì alla testa, schegge affilate spuntarono a lacerarne le carni. Le furono cavati gli occhi e, nell’estremo accanimento, smembrata e fatta letteralmente a pezzi. Gli arti strappati dal tronco e il tronco squartato. Inceneriti i resti


[1] NdR. "deviato e distorto", ma coerente con le proprie leggi e decreti. 


Cos’altro dire?

Cos’altro se non sentirsi precipitare nel buio profondo vedendo spegnersi quella che per molti secoli a venire sarebbe stata l’ultima luce?Cos’altro rimaneva a quegli spiriti liberi che da essa traevano lumi di conoscenza se non abbandonare quel luogo ormai divenuto per loro funesto? Il faro si era spento,le ombre nere ormai dominavano.

Per Margherita Hack, il massacro di Ipazia segna l’inizio dell’oscurantismo.

Dice: «Sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso».

Non stentiamo a crederlo. Stentiamo invece a credere come,nel nostro tempo così libero e colmo di declamate benevolenti intenzioni, questa fulgida figura sia stata ignorata, come il silenzio l’abbia avvolta quasi una coscienza collettiva intenta alla sottile pratica dell’autocensura abbia inteso rimuoverla. Abbiamo forse voluto rompere lo specchio solo perché rimanda, sgradita, la nostra immagine? Forse che le nostre virtù sono così impalpabili di fronte al peso dei vizi? O forse perché preferiamo vedere i vizi altrui che, nella consuetudine, giustifichino i nostri? O forse perché ormai abbiamo dimenticato di essere parte attiva di quella politica, religione, costume le cui storture che vediamo esterne al nostro essere, avversiamo con semplici manifestazioni di principio?

v    Scendere nelle profondità del nostro io è la grande lezione di Ipazia.

Porgere le mani inermi per donare è il grande atto di amore dimenticato.

v    Recuperare secoli di oscurità ancora fortemente presenti è un atto di giustizia verso noi e gli altri.

Ci venga in aiuto il dolore mortale di chi lo ha provato e facciamo nostra l’esortazione:

Cos’altro dire?

Cos’altro se non sentirsi precipitare nel buio profondo vedendo spegnersi quella che per molti secoli a venire sarebbe stata l’ultima luce?Cos’altro rimaneva a quegli spiriti liberi che da essa traevano lumi di conoscenza se non abbandonare quel luogo ormai divenuto per loro funesto? Il faro si era spento,le ombre nere ormai dominavano.

Per Margherita Hack, il massacro di Ipazia segna l’inizio dell’oscurantismo.

Dice: «Sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso».

Non stentiamo a crederlo. Stentiamo invece a credere come,nel nostro tempo così libero e colmo di declamate benevolenti intenzioni, questa fulgida figura sia stata ignorata, come il silenzio l’abbia avvolta quasi una coscienza collettiva intenta alla sottile pratica dell’autocensura abbia inteso rimuoverla. Abbiamo forse voluto rompere lo specchio solo perché rimanda, sgradita, la nostra immagine? Forse che le nostre virtù sono così impalpabili di fronte al peso dei vizi? O forse perché preferiamo vedere i vizi altrui che, nella consuetudine, giustifichino i nostri? O forse perché ormai abbiamo dimenticato di essere parte attiva di quella politica, religione, costume le cui storture che vediamo esterne al nostro essere, avversiamo con semplici manifestazioni di principio?

v    Scendere nelle profondità del nostro io è la grande lezione di Ipazia.

Porgere le mani inermi per donare è il grande atto di amore dimenticato.

v    Recuperare secoli di oscurità ancora fortemente presenti è un atto di giustizia verso noi e gli altri.

Ci venga in aiuto il dolore mortale di chi lo ha provato e facciamo nostra l’esortazione:
 Cos’altro dire?

Cos’altro se non sentirsi precipitare nel buio profondo vedendo spegnersi quella che per molti secoli a venire sarebbe stata l’ultima luce?Cos’altro rimaneva a quegli spiriti liberi che da essa traevano lumi di conoscenza se non abbandonare quel luogo ormai divenuto per loro funesto? Il faro si era spento,le ombre nere ormai dominavano.

Per Margherita Hack, il massacro di Ipazia segna l’inizio dell’oscurantismo.

Dice: «Sarebbe bastato lasciar vivi e liberi di studiare Ipazia e i suoi allievi per acquisire 1200 anni in più di progresso».

Non stentiamo a crederlo. Stentiamo invece a credere come,nel nostro tempo così libero e colmo di declamate benevolenti intenzioni, questa fulgida figura sia stata ignorata, come il silenzio l’abbia avvolta quasi una coscienza collettiva intenta alla sottile pratica dell’autocensura abbia inteso rimuoverla. Abbiamo forse voluto rompere lo specchio solo perché rimanda, sgradita, la nostra immagine? Forse che le nostre virtù sono così impalpabili di fronte al peso dei vizi? O forse perché preferiamo vedere i vizi altrui che, nella consuetudine, giustifichino i nostri? O forse perché ormai abbiamo dimenticato di essere parte attiva di quella politica, religione, costume le cui storture che vediamo esterne al nostro essere, avversiamo con semplici manifestazioni di principio?

v    Scendere nelle profondità del nostro io è la grande lezione di Ipazia.

Porgere le mani inermi per donare è il grande atto di amore dimenticato.

v    Recuperare secoli di oscurità ancora fortemente presenti è un atto di giustizia verso noi e gli altri.

Ci venga in aiuto il dolore mortale di chi lo ha provato e facciamo nostra l’esortazione:

Oh! squarciatemi il velo, e l’inumana
storia m’aprite di que’ vili astuti;
date agli occhi di pianto una fontana!

La voce alzate, o secoli caduti!

Gridi l’Africa all’Asia, e l’innocente
ombra d’Ipazia il grido orrendo aiuti.

Gridi irata l’Aurora all’Occidente,
narri le stragi dall’altare uscite;
e l’Occaso risponda all’Oriente.

(V. Monti, Poesie, Il fanatismo)

Mutus Liber


Per  chi suona la campana

IL  “TEOREMA  DI  BELL”[1]


Alessandro Boffetti





La vita e le opere di tutti i Maestri, i Santi ed i Profeti non fanno altro, in fondo, che ricondurci alla riscoperta dei rapporti tra il Tutto e l’Uomo, tra Dio e la sua creatura, tra il macro e il microcosmo. Nasce così l’unità trascendentale delle religioni.

L’ESOTERISMO [2]  comprende lo studio di un insieme di discipline, come ad es. l’ASTROLOGIA, l’ALCHIMIA, la NUMEROLOGIA, la CABALA. La scienza esoterica, nel suo aspetto più tradizionale, è l’insegnamento segreto trasmesso da un Maestro al suo adepto e/o la riscoperta da parte dell’adepto, in se stesso, dei legami che lo uniscono alle forze cosmiche, alle entità superiori del Cielo e della Natura vivente.

Dato che la conoscenza esoterica si basa su un risveglio e un ampliamento della COSCIENZA nei diversi piani della realtà che le sono propri, essa si accompagna a una padronanza di sè e ad un potere sugli elementi, perfino sugli esseri, che sono simbolicamente e analogamente in rapporto con le diverse qualità sviluppate o acquisite dall’uomo.

E’ così che l’Astrologìa, l’Alchimìa, la Cabala, ad es., sono non solo le scienze dei SIMBOLI che mettono in risonanza l’Uomo e il Cielo, l’Uomo e la Natura, l’Uomo e il Divino, ma anche delle pratiche, come testimoniano le previsioni astrologiche, le invocazioni magiche ed il lavoro in laboratorio.

L’Esoterismo, in quanto scienza che costituisce il fondo comune delle religioni, delle mitologìe, delle iniziazioni, delle scienze sacre stesse, resta anzitutto

v    un modo di vivere e un’educazione dello sguardo che permette di scorgere la presenza ineffabile del Sacro nel quotidiano[3].
Sotto tale forma l’Esoterismo ha attraversato ed attraversa tuttora, nella storia della cultura, la Filosofia senza però (quasi mai) confondersi con essa.
La  grande  differenza  tra  la  conoscenza  di  tipo  scientifico  e  la conoscenza esoterica risiede nel fatto che
la Scienza si basa su dati sperimentali oggettivi, aperti alla verifica e al controllo da parte di tutti (e quindi ripetibili), mentre
l’Esoterismo è un tipo di conoscenza che per sua natura non è aperto a tutti, ma solo a pochi iniziati che condividono l’accesso a un sapere o ad un’esperienza esclusiva (e quindi ha caratteristiche di non-ripetibilità).

v    SCIENTIFICO è, dunque, sinonimo di OGGETTIVO.

v    ESOTERICO è sinonimo di SOGGETTIVO, cioè non oggettivo e quindi non ripetibile.

Questa distinzione così chiara e netta (e, ritengo, tutto sommato anche abbastanza comoda da digerire per il nostro intelletto) aveva senso fino a qualche tempo fa.

Infatti, le ultime scoperte della Meccanica Quantistica hanno enfatizzato il ruolo del soggetto cosciente a tal punto da portare alla inevitabile conclusione che NULLA PUÒ ESISTERE AL DI LÀ DELLA PERCEZIONE DEL SOGGETTO, e che quindi

non  ha  senso  attribuire  oggettività  (cioè  esistenza propria e indipendente) ad alcunché per il semplice fatto che nulla può esistere al di là dell’essere percepito.

Questa prospettiva di fatto riduce la posizione della Scienza (così come viene intesa comunemente oggi nel mondo occidentale) a quello di una mera credenza esoterica nel primato della materia, che ha la medesima validità di una fede.

Quello scientifico diventa, quindi, solo uno dei tanti metodi di indagine della realtà, in nulla e per nulla superiore o migliore, da qualsiasi punto di vista, degli altri tipi di conoscenza sviluppati dall’uomo.
Scompare, dunque, il primato della Scienza occidentale, e tra Fisica ed Esoterismo non c'è più di fatto nessuna differenza.
Da  che  mondo  è  mondo  (anzi,  è  il  caso  di  dire,  da  che  Scienza  è Scienza…), progresso scientifico è sinonimo di capacità di vedere i limiti della teoria vecchia per crearne una più ampia, che contenga la precedente (senza contraddirla) come caso particolare.

Per chi conosce un po' di Fisica e si è appassionato a studiare la Teoria della Relatività di Einstein, è facile fare un esempio. La Teoria della Relatività non nega la teoria precedente, la Meccanica Newtoniana, ma la inquadra come suo caso particolare. In altri termini, per velocità piccole (ovvero  molto  inferiori  alla  velocità  della  luce),  i  fenomeni  sono  ben descritti dalla Meccanica Newtoniana, ma quando le velocità in gioco sono più elevate dobbiamo utilizzare la teoria di Einstein.

Questo  schema  di  ampliamento  del  sapere  ha  avuto  una  battuta d’arresto quando la comunità dei fisici si è trovata di fronte all’insieme di fatti sperimentali e tentativi di interpretazione che definiscono la Meccanica Quantistica. E’ come se ad un certo punto si fosse rotto il principio di intelligibilità razionale del mondo fisico.


Per questo Einstein, che pretendeva  di   trovare  sempre   un inquadramento razionale ai fatti, sbottò con l’affermazione (che è poi passata alla storia e che viene sempre citata quando si parla della Meccanica Quantistica) “Dio non gioca a dadi”[4]. 11
Da quel momento in poi Einstein si mise contro la Meccanica Quantistica e insieme ad altri colleghi elaborò un esperimento ideale, conosciuto come “Paradosso EPR” e basato sullo studio del comportamento di una coppia di “fotoni correlati” (non dico altro perché da qui in poi mi seguireste davvero in pochi…), con il quale intendeva dimostrare che la Meccanica Quantistica non poteva essere considerata una vera teoria fisica perché incompleta.

Il  paradosso  EPR  ha  dato  origine  negli  anni  ‘60  ad  una  sua rielaborazione che potesse portare ad una verifica sperimentale, il cosiddetto “Teorema di Bell”, e nel 1983 si  è avuto il risultato  della  verifica sperimentale condotta da Alain Aspect a Parigi.

Ebbene, il dato sperimentale ha dato e dà ancora torto ad Einstein e colleghi, confermando che

·       la Meccanica Quantistica fornisce una descrizione dei fatti aderente alla realtà.


Cerchiamo di spiegare in modo semplice qual è la materia del contendere.


La Fisica ci ha abituato a considerare che il senso comune a volte ci inganna. Ad. es., le pareti del Tempio in cui siamo, lo scanno su cui sediamo, il tavolo su cui appoggiamo il computer, che noi percepiamo come solidi e pieni, in realtà sono fatti in massima parte di vuoto. Diremmo mai che un granello di sale riempie la cupola di San Pietro a Roma? No di certo, ma è proprio in questo modo che gli atomi riempiono lo spazio. La massa nucleare (che rappresenta il 99,9% della massa dell’atomo) è concentrata in uno spazio minimo (il granello di sale, nella nostra analogìa) mentre gli elettroni ruotano attorno al nucleo a distanze comparabili con la dimensione della cupola.

L’atomo è, dunque, vuoto anche se l’impressione che ne abbiamo è che la materia sia fatta di un tutto pieno. In questo caso accettiamo che la nostra sensazione sia fuorviante rispetto ad un livello di verità più aderente alla intima  natura  delle  cose.  Accettiamo  questa  convinzione  per  fede  nella Scienza, perchè sappiamo che queste teorie sono verificabili da appropriate esperienze di laboratorio.

E questo è solo uno dei casi in cui i nostri sensi ci ingannano: pensiamo all’equivalenza massa-energia, al diverso scorrere del tempo a seconda del moto dell’osservatore, alla contrazione delle lunghezze a seconda del moto dell’oggetto, tutti fenomeni perfettamente inquadrabili all’interno  della  stessa  teoria  della  Relatività  Generale  tanto  cara  ad Einstein.

Ma non sempre è così. Ad es., per quel che riguarda il Teorema di Bell e le sue straordinarie conseguenze c’è stato fin dall’inizio da parte della cultura ufficiale un atteggiamento di chiusura totale. Forse perchè questa volta non siamo davvero preparati a sopportare le conseguenze del messaggio che ne esce e che, molto in sintesi, è il seguente:

LA REALTÀ OGGETTIVA NON SI CONCILIA CON L’IDEA DI REALTÀ OGGETTIVA

O, in altre parole:

LA LOGICA E LA RAZIONALITÀ NON SONO STRUMENTI CHE VALGONO IN SENSO ASSOLUTO, MA HANNO IL LORO LIMITE.

Non si può, quindi, avere troppa fiducia in questi mezzi (la logica e la razionalità, appunto) e pretendere di ricondurre tutto in termini razionali. Anche se alcuni aspetti della nostra vita rientrano in tale ambito, è sbagliato pretendere di spiegare tutto unicamente in termini razionali e causali, proprio come è sbagliato fossilizzarsi sulla Meccanica Newtoniana all’infuori del campo di applicabilità di questa teoria (le basse velocità, come già detto).
In definitiva, il messaggio più attuale che la Meccanica Quantistica, cioè la Fisica, cioè la Scienza ci svela è che

L’atteggiamento razionale non

esaurisce l'analisi della realtà.


E  proprio  in  nome  della  Scienza  dobbiamo  andare  oltre  se  non vogliamo fossilizzarci in un “dogmatismo razionale” che farebbe da contraltare al “dogmatismo teologico” che ha caratterizzato il Medioevo.
Questo messaggio potrebbe essere concepito dalla cultura scientifica occidentale, dalla nostra cultura, dalla mia cultura, come un attacco a qualsiasi possibilità di fare Scienza, dato che non siamo in grado di concepire nulla se non in termini razionali.
D’altro canto, ci sembra che rinunciare ad un’analisi del reale in termini razionali ci riporti ad una sorta di misticismo o comunque nel campo della religione, campi che noi razionalisti abbiamo imparato ad evitare da quando Galileo ha inventato il metodo scientifico.

Il Teorema di Bell dice che la realtà nel suo intimo [5] si ribella alla fredda logica razionale con cui abbiamo indagato fino ad oggi e che dobbiamo accettare la SINCRONICITÀ[6] oltre alla CAUSALITÀ.

Il Teorema di Bell, in definitiva, possiamo dire che avvicina l’Oriente all’Occidente, la Fisica alla Religione [7]14   e alla Filosofia, proclamando un livello di ARMONÌA DEL REALE che non riusciamo a cogliere perché troppo abituati ad analizzare in dettaglio il particolare, senza essere capaci di percepire il messaggio che ci viene dal Tutto.

Ecco il Rebis


Il Teorema di Bell reintroduce nella Scienza la componente femminile, magica, della realtà, che troppo spesso abbiamo sottovalutato [8]. Il Teorema di Bell è in grado di armonizzare la dicotomìa tra MATERIA e SPIRITO che caratterizza tradizionalmente la cultura occidentale.

Il Teorema di Bell è in grado di conciliare le scienze “esatte” con quelle “umane”, rendendo così ad ogni branca della Scienza la sua dignità.
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[1] Il Teorema di Bell ci mostra fondamentalmente che, se la Meccanica quantistica è valida (e gli esperimenti fisici non sono stati finora in grado di affermare il contrario), le misurazioni eseguite su due particelle saranno sempre correlate, indipendentemente dalla distanza che le separa.
[2] N.d.R. Secondo gli specialisti si dovrebbe dire, in questo caso, ERMETISMO.

[3] N.d.R. Marie-Louise von Franz. Alchimia. Boringhieri. A partire da sant’Agostino, si è voluto far derivare religio da religare, con l’implicazione teologica che la parola significa legare nuovamente l’uomo a Dio. Secondo Agostino, il peccato originale ha separato l’uomo da Dio, ed è compito della religione legarlo nuovamente a lui. Quest’interpretazione non ha nulla di scientifico, ma è assai interessante perché rispecchia bene l’idea cristiana di religione. Gli etimologi moderni ritengono invece che derivi da religere, che in questo caso significherebbe “considerare attentamente”. La parola sembra rimandare al tema della mia ultima amplificazione cioè all’attenzione vigile nei confronti dei fattori irrazionali, anche se significa soltanto “considerare con attenzione”, e non contiene alcun riferimento all’ irrazionale.


[4] N.d.R. Se tiriamo in ballo Dio, si corre il rischio che la logica se ne vada a farsi benedire.
[5] N.d.R. E’ solo un tocco di antropomorfismo. La realtà, semplicemente, non si spiega tutta con la logica razionale (espressione pleonastica) attuale.
[6] N.d.R. Ricordiamo i lavori di C.G. Jung e del matematico Luigi Fantappié. La sincronicità rappresenta una delle colonne più importanti del paradigma olistico La legge dell'unità di Paul Kammerer. Onnipresente e continua nella vita, nella natura e nel cosmo. connette pensiero, sentimenti, scienza e arte al grembo dell’universo che li ha partoriti
[7] N.d:R. Forse si potrebbe parlare di valori dello spirito.
[8] N.d.R. Da consultare C.G. Jung. L’uomo e i suoi simboli. Longanesi.

Uno sprazzo di luce le Fabulae di Loggia di Paolo Marino.

Libelli quanto mai significativi danno un'idea del rovescio della medaglia antitetico ai genuini valori Massonici.

Pare che il Libero Pensiero abbia ceduto il posto a quei chierici che, usi a cantar messa, come marmorizzati stoccafissi, con ciò pensando di avere assolto al proprio ruolo di Liberi Muratori per poi contentarsi narcisisticamente, ignorando bellamente il sacro valore del Dubbio che spinge alla ricerca di una Verità che, seppure parziale, non si accontenta di confortanti rivelazioni.

Si dirà che l'essere umano ha bisogno di certezze ma si dimentica che queste sono sempre provvisorie e che tale ricerca sia solo una tappa sul percorso che conduce al traguardo. Necessita di umiltà e consapevolezza la coscienza che il vero traguardo sarà, forse, raggiunto nell'ultimo istante utile della nostra vita...e ciò nonostante il Libero Pensatore non devia il proprio percorso ma segue le infinite linee frattali della conoscenza in cui è possibile smarrirsi ma è altrettanto probabile ritrovarsi.

Tutto ciò incarna Fabulae, quasi un manifesto, nella sua semplicità e chiarezza espositiva, con i suoi versi italo/napoletani e con quella verve che riconduce ad una realtà da cui ripartire con nuovo e più nutrito bagaglio conoscitivo. Una sacrosanta eresia, poi, apporrà il sigillo del libero pensiero.

Rosario S. Consoli


De Magia.
Iordani Bruni Nolani

‘A gente vo’ sape’
’na magia che è,
che misteri ce vonno
pa’ fa’.

‘Na notte ‘e luna,
nu’ nastro ‘e seta,
’na palla ‘e cera,
nu’ libro niro …
int’a nu’ cimitero.

Nun è ‘o vero.
Chesta è ‘na fattura,
sporca, maligna e impura,
che serve pe’ fa’ male
a chi nun ce vo’ ama’.

La Magia, signori,
è un’altra cosa.
E’ forza d’Amore,
è desiderio puro.
E’ Luce del cuore,
è Gioia dell’amore.

Stelle, che, per Amore,
girano insieme.

Soli, che brillano
di Luce divina.

Natura, che splende
nella bella stagione.

Uccelli, che cantano
per la gioia del cuore.

Questa è la Magia,
che soltanto vive,
in uno Spirito limpido e puro.

De minimis non curat Orator.

Accussì, accullì, ma po’.
Bobò, bobò, ma no, ma no.
Essipo’, dovete sapere.
Ma io vi dico, dovete capire.
In questo caso, così si vuole.
State attenti non confondete.
Queste sono cose, diciamo, delicate.

L’Esoterismo è obbligatorio.
La Tradizione va rispettata.
Questa è la Legge,
che ci fu tramandata.

Scusate, Orato’[1], Voi permettete?

Attenti, tutti!
Inumidire la pelle della mano.
Appoggiare le labbra.
Soffiare, soffiare, soffiare.

Questa è la risposta che si  merita
la Vostra filosofia detta  ermecita.

Nuje ‘o cirviello ‘o tenimmo
e pure ‘o ciato pe’ ce fa’  senti’.


Segreti e silenzi.

Il silenzio,
è un fatto silenzioso.
Il segreto,
è un fatto misterioso.

Perindipoi, vuje v’avita sta’.
’O dicimme nuje e che s’adda parlà.

Voi dite, e ‘a Libertà?
Un momento,prego,
nun v’avite ‘mpressionà,
c’è una necessità:

Si nuje ce stamme zitte, e belle,
nisciuno tene a protestà.

Pure ‘o scemo, che n’ha capito,
fa ‘a figura che è istruito.

Nu’ poeta antico,
 me pare Tituccius, ’o diceva:
 “ ’A lengua è ‘a via de’  penziere.”[2]

E viene di conseguenza, quindi,
che chello che nun se rice è nu’ segreto.

Pure si ‘sti parole pareno belle e normale,
chisto è nu’raggiunamento paradossale.

L’Apprendista.

Maestro, per favore,
dite una cosa,
per scaldare il cuore.

Il Vostro silenzio, in verità,
sembra proprio … stupidità.

L’Apprendista tace.
Così gli si dice.
Ma vuole sentire,
perché vuole imparare.

Con la Luce, fu iniziato.
ed ora, con la Parola e l’Amore,
sia istruito.



[1] Mi riferisco a tutti i Docenti di ruolo di Trombonistica Antica e Moderna Applicata ai Lavori di Loggia.
[2] Tito Lucrezio Caro. De rerum natura.
v 1149
”…animi interpres…lingua…”