L'UNIVERSO  INFINITO
GLI  INFINIT MONDI  FINITI


Filippo Maria Bougleux
R.'.    L.'.    Gandhi 1355 Goi, Firenze








Io dico l’universo tutto infinito perché non ha margine, termino superficie; dico l’universo non essere totalmente infinito, perché ciascuna parte che di quello possiamo prendere è finita, e de mondi innumerabili che contiene, ciascuno è finito. Io dico Dio tutto infinito perché da esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno ed infinito.”
De l’infinito universo e mondi, Dialogo I.


“Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il seno, il continente universale, l’eterea regione per la quale il tutto discorre e si muove. Ivi innumerevoli stelle, astri, globi, soli e terre sensibilmente si veggono e ragionevolmente si argumentano. L’universo immenso ed infinito è il composto che resulta da tal spacio e tanti compresi corpi.
De l’infinito universo e mondi, Dialogo III.


PARLIAMO DI INFINITO
La libertas philosophandi

Prima di intraprendere l’analisi dell’opera di Giordano Bruno relativa al tema, credo necessario fare una premessa.

Bruno non può considerarsi un fisico di genio alla stregua di Galilei e la sua teoria è certamente lungi dal poter essere considerata una teoria scientifica; essa è piuttosto una congettura filosofica e, da un punto di vista puramente concettuale, si p passare da Copernico a Galileo, da Keplero a Newton senza doversi soffermare sulla teoria di Bruno, ciò che del resto fa la maggior parte degli storici del pensiero scientifico.

Ciò che oggi rimane dei lunghi interrogatori a cui venne sottoposto Bruno davanti al tribunale  dell’Inquisizione  veneziano ci permette di ricostruire il meglio dei suoi lavori, spesso oscuri.

v    Dalla loro lettura risulta chiaro che la magia o l’ermetismo, che hanno certamente occupato un posto importante nella sua attività intellettuale, non pesarono per nulla nella sua condanna e che il loro ruolo non era centrale nel suo sistema perché il fulcro della sua teoria, che doveva fatalmente condurlo al patibolo, risiedeva nella sua concezione di un universo infinito.

Il tratto distintivo fondamentale del vasto corpo letterario e, in buona sostanza, dell’insegnamento che si può trarre della dottrina di Giordano Bruno, trova una delle più limpide esplicazioni proprio nella sua concezione dell’universo.

Bruno proclama a gran voce il diritto alla libertas philosophandi che non può chinare il capo di fronte ad alcun principio di consuetudine e di autorità.

v    "Nell'ambito della filosofia... è infatti rischioso -scrive Bruno- avanzare definizioni prima di aver ponderato bene l'argomento, è iniquo accettare una opinione  in  ossequio  ad  altri,  è  degno di servi e di mercenari, nonché contrario al valore della libertà umana, sottostare e inchinarsi a qualche autorità, è stoltissimo credere per abitudine, è assurdo prendere per buona una tesi solo perché un gran numero di persone la giudica vera.”


v    Bruno non respinge a priori le filosofie del passato, compresa quella aristotelica, ma le sottopone a un'analisi critica serrata, assumendo come pietra di paragone la loro operatività, i buoni o i cattivi effetti che esse sono in grado di produrre dal punto di vista della verità e della civiltà, e riconosce sempre  esplicitamente la pluralità delle vie di accesso alla verità.

E' da questa radice critica che discende la stessa scoperta bruniana della "infinità" dell'universo e dei mondi innumerabili, messa a fuoco tramite una serrata discussione dei "caratteri" e della "natura" della divinità:

v    "perché - si chiede Bruno - vogliamo o possiamo noi pensare che la divina efficacia sia ociosa? Perché vogliamo dire che la divina bontà la quale si p comunicare alle cose infinite e si p infinitamente diffondere, voglia essere scarsa ed astringersi in niente, atteso che ogni cosa finita al riguardo de l'infinito è niente?".

Nel lungo processo che occupò gli uomini dOccidente a passare da un mondo chiuso ad un universo infinito, Bruno occupa un posto importante.
Per gli antichi il mondo non poteva essere infinito poiché l’infinito era l’incompiuto, l’imperfetto. Il caos; l’universo aveva dei limiti, e dunque era perfetto.
Per gli uomini del Medioevo, al contrario, l’infinito era la perfezione e dunque un attributo che poteva essere riservato soltanto a Dio.

v    Con Bruno tutto cambia nuovamente: l’universo è la totalità che basta a se stessa e racchiude Dio nella sua immanenza.
v    L’infinito di Bruno non è laico ma è, se non ateo, fermamente anticristiano in una prospettiva naturalista, se non animista.

Bruno è il primo a proporre  un sistema coerente contrapponibile a quello di Aristotele, secondo il quale la terra si trovava al centro di un universo chiuso, immobile, così come immobile era il mondo siderale, al di là  del  quale  non c’era nulla,  luogo,  vuoto.
Il sistema di Aristotele, ripreso e cristianizzato da Tommaso dAquino, era assurto al rango di dogma della Chiesa cattolica romana.



NICOLO' CUSANO E COPERNICO

Fin dai suoi anni giovanili, Bruno si era interessato ai predecessori di Aristotele e ai neoplatonici, ma soprattutto aveva letto due autori che erano passati quasi inosservati, ma che portavano in germe una critica radicale della fisica di Aristotele: Nicolò Cusano e Copernico.

Il teologo tedesco Nicolò Cusano fu il primo a rimettere in discussione la concezione aristotelica del mondo; per lui, l’universo è uno sviluppo imperfetto di Dio poiché il suo frazionamento indefinito si oppone all’unità del divino.

v    L’universo non è, a dire il  vero, infinito, ma non è neanche finito: è piuttosto senza termine”, nel senso, cioè, che non se ne possono conoscere i limiti. Ne discende che la terra non è più al centro, e non ci sono centri fisici nell’universo.

Rimettendo in discussione, per la prima volta in Occidente, il dogma dell’universo chiuso, questo pensiero doveva fortemente influenzare Bruno e, più in là, l’astronomia moderna.

Nel 1543 fu pubblicato nell’indifferenza quasi totale il trattato di un canonico polacco, Nicola Copernico, “Sulle Rivoluzioni dei mondi celesti”; la grande invenzione concettuale di Bruno risiede nel fatto che egli capisce che il sistema di Copernico conduce logicamente all’universo infinito.
Sotto l’influenza della dottrina di Nicolò Cusano, Bruno reinterpreta il sistema di Copernico. Manda in frantumi la sfera immobile di stelle fisse che Copernico non aveva osato toccare: le stelle non sono più immobili, ma sono dei  soli  in  numero  infinito, da cui dipende un numero infinito di astri che sono distribuiti in un universo infinito.
Il sistema di Copernico co un ordine all’infinito che Cusano aveva lasciato nell’anarchia.


"UNA E' LA MATERIA PRIMERA DEL TUTTO"

La critica di Bruno nei confronti dello stesso Copernico consiste dunque nel fatto che questi, più matematico che filosofo, non è riuscito a pervenire all'affermazione della infinità, pur aprendo la strada alla


"scoperta" che i soli sono infiniti come sono infinite le terre, e che sia gli uni che gli altri sono fatti della stessa materia, anche se i primi risplendono “per sé”, mentre le seconde risplendono "per altro", cioè per l'azione dei soli. "Una è la materia primera del tutto", conclude infatti Bruno, dissolvendo definitivamente le fondamenta ontologiche dell'universo aristotelico.
Questo è il passo che sintetizza il suo pensiero al riguardo:

v    «È dunque l’universo uno, infinito, immobile; una è la possibilità assoluta, uno l’atto, una la forma o anima, una la materia  o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo et ottimo; il quale non deve poter essere compreso; e perciò infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato e per conseguenza immobile; questo non si muove localmente, perché non ha cosa fuor di sé ove si trasporte, atteso che sia il tutto; non si genera perché non è altro essere che lui possa derivare o aspettare, atteso che abbia tutto l’essere; non si corrompe perché non è altra cosa in cui si cange, atteso che lui sia ogni cosa; non può sminuire o crescere, atteso che è infinito, a cui non si può aggiungere, così è da cui non si può sottrarre, per ciò che lo infinito non ha parti proporzionabili».

Una volta postulata la natura infinita dell’universo, occorre esaminare le conseguenze che tale postulato comporta in relazione alla condizione umana.

Partendo dalla concezione medievale che i corpi della stessa natura si cercano e si attraggono, Bruno assegnò all'innata tensione umana verso l'infinito non un carattere religioso, nel senso tradizionale del termine, quanto una motivazione di carattere metafisico. Ecco il naturale desiderio dell'uomo - che è un essere finito, ma che ha in sé una parte di natura infinita - di ricongiungersi all'infinito globale che si esprime e si manifesta nella natura.

Da qui la definizione che egli dell'uomo come di un essere "finitamente infinito". L'essere umano, infatti, è "finito" per estensione fisica e per la durata dell' esistenza, ma è anche "infinito" in quanto, pur nella sua finitezza, egli ha dentro di sé una natura infinita, responsabile della sua perenne tensione verso l'illimitato.
Bruno, quindi, trasferisce l'innata tensione dell'uomo verso l'infinito dalla tradizionale concezione cristiana di naturale propensione dell'anima verso Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, a un piano naturalistico-immanente.


v    L'uomo non ricerca l'infinito perché attratto da Dio, ma perché egli vuole ricongiungere la parte di infinito che è dentro di sé con l'infinito totale, che non è trascendente ma immanente, cioè dentro il mondo sensibile, che per Bruno è comunque dotato di anima sensitiva e intellettiva.

Pertanto, Dio, che si identifica con la natura, si manifesta nel finito, e il finito si manifesta nell'infinito, essendo parte integrante del tutto. L'uomo, cioè, si manifesta in Dio.

Il filosofo campano fonda questa concezione sul presupposto che se la causa dell'origine dell'universo, quindi Dio, ha una natura infinita, deve essere infinito anche l'effetto, cioè il creato. Pur partendo da presupposti qualitativi tipici dell'era pre- scientifica e non quantitativi, Bruno fornirà con la "coincidenza degli opposti", quindi con la coincidenza tra finito e infinito, un sostrato culturale su cui si innesterà il pensiero scientifico moderno.

La coincidentia oppositorum, ripresa dalla filosofia di Nicolò Cusano, in Bruno acquista un valore diverso, perché questa coincidenza non ha luogo solo in Dio, ma nella stessa natura.

Co, il filosofo campano finisce per teorizzare una uguale natura "sustanziale" tra terra e cielo, tra finito e infinito. Una concezione, dunque, che non riserva alcuna differenza "sustanziale" tra la materia dell'universo e quella del cosiddetto mondo sublunare.
Una teoria che affonda le sue radici nella filosofia presocratica, in particolare in quella di Democrito, ma che presto sarà a fondamento del moderno pensiero scientifico e quantitativo.
Bruno, se non arriva proprio ad identificare Dio e  natura,  di sicuro fa della natura l'approssimazione maggiore a Dio, una estrinsecazione infinita dell'infinito, un effetto  infinito della  causa infinita.
Bruno reputa che da una causa infinita non si può che avere un effetto infinito, e dunque Dio e la natura sono entrambi infiniti. La natura è animata, vibrante, è vita, è forza in cui l'uomo si immerge vivendo egli stesso nell'insieme della forza naturale. E questa infinità tuttavia è l'Uno e l'Uno è infinito.


Per concludere, possiamo dire che Bruno è il primo ad elaborare una teoria cosmologica moderna fondata sull' eliocentrismo copernicano e sostenuta dall'idea che l'universo è infinito e che è il primo a dare una nuova collocazione all'uomo, posto non più in mezzo ma ai margini di un universo senza centro e senza fine, all'interno del quale la sfera celeste e il mondo terrestre sono intimamente connessi da una natura simile.

v    Se Bruno, comunque, con la filosofia degli "eroici furori" attribuisce all'uomo e alla sua facoltà razionale ancora un ruolo predominante all'interno del cosmo, il nuovo modello cosmologico da lui elaborato sarà destinato a creare nella sensibilità dei poeti e dei filosofi successivi un senso di smarrimento e di precarietà esistenziale all'interno di un universo troppo grande.

E daltra parte se l’universo non è più chiuso e finito, prodotto totalmente distinto e distante dalla divinità, ma è infinito e senza confini.

v    Esso ha troppi attributi della divinità medesima: un terribile concorrente di Dio.

L’infini dell’universo comporta che il motore di esso non è estrinseco all’universo ma intrinseco ad esso, non sta cioè fuori ma dentro l’universo medesimo.
L’infinito secondo Bruno pone d’altra parte un altro problema, altrettanto acuto.

v    Essendo l’universo un’emanazione di Dio, esso è di conseguenza l’unico mediatore tra l’uomo e la divinità. Per Bruno, la vera eucaristia è la comunione con la divini attraverso la contemplazione dell’universo.


PRIMA BRUNO POI LEOPARDI E NIETZSCHE

Se in ogni molecola di natura si trova un riflesso dell’anima di Dio, il passo successivo è pensare che il Cristo non serva più a nulla, che non sia più necessaria la redenzione...
Ma il punto centrale della riflessione di Bruno, a mio giudizio, non risiede tanto nel rapporto tra Dio e la natura, nella distinzione tra teologia per il popolino e filosofia per gli uomini dotti e saggi.


Egli è il primo pensatore, in anticipo su Leopardi e Nietzsche, che pone l'uomo in una condizione di disancoraggio assoluto nell'universo. Nel momento in cui l'universo è infinito, i mondi sono infiniti, le cause infinite  creano effetti infiniti, l'uomo si trova disancorato da qualsiasi riferimento specifico, determinato e afferrabile.


L'UOMO DEVE ORIENTARE SE STESSO CON LA SUA RAGIONE

Luomo si trova nell'infinito: questo in buona sostanza è l'ardimento, ai limiti dell'inconcepibilità, che rende Bruno un pensatore devastante e insuperato. Per la prima volta la solitudine dell’uomo nell’universo, la centralità senza riferimenti dell’uomo, ha una definizione tragica.
Luomo deve orientare se stesso con la sua ragione, in un mondo però che lo scavalca incommensurabilmente e dal quale egli non può prendere alcun esempio né ricevere alcun ancoraggio.

v    Tutto intorno all'uomo è infinito, l'uomo è finito.
v    Ma l'uomo è finito con la coscienza dell'infinito in cui è collocato.

Non c'è una bussola. E la ragione stessa non è che un modo per essere coscienti dell'infinito senza stelle del nord che possano orientare l'uomo. L’uomo deve orientarsi da sé e dunque, proprio per questo, non ha orientamenti.
Questa, a mio avviso, è la grandiosa scoperta di Bruno: nel momento in cui vi erano le esplorazioni geografiche che dilatavano il mondo sulla terra e le scoperte scientifiche che dilatavano il mondo sopra la terra, l'uomo perdeva ogni riferimento canonico.
Ma in questo non sapere chi essere, in questa dimensione incerta, in questo confrontarsi con l'infinito, in questa perdita di bussola e di stella polare, l'uomo entrava definitivamente nella modernità. Oggi che il potere dell'uomo sulla natura inquieta l'uomo stesso, perché il suo potere di fare è enormemente superiore al suo potere di prevedere e di governare la propria storia, forse è opportuno un ritorno al pensiero di Bruno, per scorgervi non l'anticipatore degli "infiniti mondi" contro il geocentrismo del suo tempo, ma colui che, proprio in forza degli "infiniti mondi" dubita che l'uomo possa essere pensato come il centro dell'universo e quindi in diritto di disporne.


Ecco l’accesso alla verità:

INTELLETTO E VOLONTA', RAGIONE E PASSIONE, ANIMA E CORPO 

Quello del nolano è dunque un pensiero radicalmente rivoluzionario. Utilizzando in modi geniali anche materiali  arcaici, egli riesce a presentare una concezione del tutta nuovo dell'universo; dell'uomo al quale, nell'infinito, è tolta ogni "centralità" di ascendenza umanistica; del processo di accesso alla verità,

v    rappresentato da Bruno attraverso l'esperienza "apocalittica" dell'"eroico furore", in cui si intrecciano, in un nodo solo, "intelletto" e "volontà", "ragione" e "passione", "anima" e "corpo", nel fuoco di un'esperienza d'amore che è l'unica in grado di aprire la strada alla visione del Dio, dell'unità.

Se può parlarsi di Giordano Bruno come di un iniziato nella accezione che tutti noi condividiamo, e credo che lo si possa fare a buon diritto, è questo il messaggio fondamentale che ci ha lasciato questo pensatore della libertà, questo pensatore che non ritenne  di dover sottostare alla convenienza del potere cessando di manifestare le proprie concezioni: lo spirito umano p evolversi, fino a raggiungere le più alte mete, solo con la tolleranza e non con l'imposizione del dogma.


Tema natale e psicosintesi


Tema natale e psicosintesi
Un approccio futuro dal passato


Anna Manfredi
Gruppo GREN, Napoli



  
Nomen-omen, recitavano gli antichi Romani, il destino nel nome, e già nel suo nome la Psicosintesi ha inciso il suo destino di modello antropologico ed epistemologico, sempre più inclusivo ed innovativo, capace di stare al passo con i tempi e di offrire risposte soddisfacenti alle difficili sfide della complessa società odierna.

Nella personale esperienza di relazioni di aiuto ho provato ad utilizzare anche l’antico strumento della lettura del tema natale di una persona per ricevere indicazioni sui punti di forza e quelli di debolezza della sua personalità storica, così come spunti per comprendere quale sarebbe potuto  essere il campo d’azione più adatto alla realizzazione del progetto esistenziale.


Forse l’uso di questo strumento farà storcere il naso a quanti ritengono che l’astrologia sia una pura fandonia, dimenticando, però, che le nostre scienze esatte, proprio esatte non sono, ma sono altrettanto dei codici che spesso vengono sconfessati, soprattutto quando hanno la pretesa nella loro validità di essere applicate al complesso mondo dell’interiorità umana, mentre al contrario i sistemi simbolici sembrano offrire migliori risultati, ricordando l’importanza che anche Assagioli, nella sua opera, riserva all’universo simbolico. Come ha sostenuto lo storico di Harvard, John King Fairbank: “Non è possibile pensare criticamente senza essere critici nei confronti delle categorie con cui stiamo pensando”. L’astrologia è un codice antico risalente a migliaia di anni fa, usato sia dai popoli orientali che da quelli precolombiani americani. Sia i Veda indiani che il Libro di Krishna di Bhaktivedanta Swami Prabhupada menzionano trattati astrologici e nel Khamanikya si descrive con esattezza l’oroscopo di nascita del dio Krishna.
    
Le prime indicazioni in merito all’astrologia occidentale provengono dalla Caldea, da dove la dottrina si diffuse in Grecia e poi nel mondo della Magna Grecia. L’astrologia greca si fuse con quella egizia della Scuola di Alessandria e venne codificata con le coordinate astronomiche che ancora oggi si usano, da Claudio Tolomeo, nel suo “Tetrabiblos”. Nel corso del Medioevo, l’astrologia occidentale raggiunse la massima popolarità tra gli Arabi che si interessarono particolarmente dell’influenza degli astri nel mondo vegetale, entrando a far parte nelle Scholae europee delle arti del Quadrivio sotto il nome di Astronomia, poiché i differenti campi d’indagine a quel tempo non erano distinti.  Echi dell’importanza della conoscenza di tale disciplina si ritrovano costantemente nella “Divina Commedia”, con i numerosi riferimenti alle posizioni di stelle e pianeti in rapporto agli eventi storici e spirituali che riguardano l’autore o l’intero genere umano. Nel Rinascimento italiano ed europeo l’astrologia ebbe sorti alterne tra estimatori e detrattori, così come nel ‘600 fu praticata anche da illustri scienziati come Copernico, Keplero e Galileo che compilava oroscopi per la Corte di Francia, ma che la esclude da ogni sua ricerca e scoperta scientifica. Pur praticata nelle più segrete stanze del Vaticano da Papi e alti prelati fu condannata come pratica demoniaca dalla stessa Chiesa, soprattutto dopo il Concilio di Trento. Poi con l’Illuminismo cadde in disuso ed anzi osteggiata come forma di superstizione e rimase ad appannaggio solo di ristretti circoli iniziatici, fino a quando alcune correnti teosofiche del Romanticismo ottocentesco e i rinnovati interessi esoterici di fine secolo non la riportarono in auge. Nel Novecento l’interesse è continuato con alterne vicende; anche in questo caso l’astrologia fu molto praticata all’interno di circoli ermetici spesso legati o alla Teosofia o al pensiero esoterico che i regimi dittatoriali degli anni 30-40 coltivavano e incoraggiavano. 
 Ma proprio in quei periodi bui per la storia dell’Europa nacque il connubio tra astrologia e psicologia da un particolare approccio di Dane Rudyar, padre dell’astrologia umanistica e spirituale, amico personale di Anna Alice Bailey, come lo stesso Assagioli, che assieme a Jung sposò questa visione. 
Allo stesso tipo di pensiero si sono ispirati i coniugi Huber che hanno fondato ad Adeliswil, nei pressi di Zurigo, l’Istituto di Astrologia psicologica e il medico inglese-sudafricano Douglas Baker, creatore di un altro metodo interpretativo originale. A tutt’oggi molti psicologi e medici olistici, specie nel mondo anglosassone, si servono del tema natale dei pazienti per ricevere informazioni sugli aspetti della personalità, come blocchi emotivi e mentali e potenzialità positive da valorizzare e molto altro.  Ma proprio in Italia questo tipo strumento è poco usato e addirittura piuttosto snobbato perché poco attinente ai paradigmi del mondo scientifico e di difficile interpretazione. D’altronde i molteplici aspetti di un tema natale e le altrettanto non univoche interpretazioni costituiscono un grande ostacolo alla diffusione di questo sistema, che a mio avviso andrebbe, invece, approfondito rivelandosi una fonte ricchissima di efficaci di informazioni che risulteranno utilissime per un esame profondo e olistico del soggetto sia nel couseling che nella vera e propria psicoterapia.
Sarebbe assurdo fornire, in una breve relazione, elementi esaustivi in merito agli innumerevoli aspetti interpretativi di un tema natale, ma è possibile presentare alcuni assunti fondamentali di esso.
L’astrologia parte da questo presupposto, molto psicosintetico: la nascita di un uomo non è casuale e le stesse leggi universali sono presenti sia nel microcosmo che nel macrocosmo. Leggi ed energie cosmiche si manifestano nella forza creatrice della Vita che può presentare, però, punti di squilibrio come anche espressioni armoniose, entrambe presenti nel tema natale di un individuo, rappresentati da pianeti e costellazioni e dagli aspetti che questi formano tra loro.
  

Il tema natale

Il tema natale si presenta come una circonferenza che si traccia a partire dall’Ascendente che rappresenta astronomicamente la costellazione che si leva sull’orizzonte del luogo di nascita dell’individuo nel momento preciso in cui vede la luce. L’ascendente è soggetto ad una pluralità di interpretazioni: per le scuole astrologiche più positiviste e deterministe rappresenta gli aspetti esteriori della personalità, cioè quei lati del carattere con cui l’individuo si relaziona agli altri nella quotidianità. Per l’astrologia umanista e transpersonale esso indicherebbe, invece, gli aspetti più veri dell’essenza profonda dell’individuo, cioè le qualità dell’Io maggiore, in termini psicosintetici.
  
Dall’ascendente si dipartono le case, idealmente ognuna di 30 gradi, cioè l’estensione approssimata di ogni costellazione dello Zodiaco, ma che in realtà nella costruzione geometrico-matematica della rondella natale, ormai affidata a programmi computerizzati, risultano di diversa ampiezza. Le case simboleggiano i settori della vita, ognuna con particolari significati, anche in relazione al segno in cui cade e ai pianeti che vi sostano,nonché alle configurazioni angolari che essi fanno tra loro nel tema natale.
  
Le case sono dodici e correlate ai segni; possono essere angolari (1-4-7-10), associate all’azione e all’autoazione ,con un impatto immediato sulla struttura dell’esistenza di un individuo; succedenti (2-5-8-11), associate ai desideri individuali e alle zone della vita che vogliamo controllare e consolidare; cadenti, correlate allo scambio e diffusione di pensieri e osservazioni (apprendimento). Le case (4-8-12) d’acqua riguardano il passato (idealmente correlate ai segni d’acqua), gli automatismi della personalità, che operano attraverso impulsi ed emozioni. Le case di terra (2-6-10) rimandano ai nostri bisogni essenziali e pratici, si riferiscono al mondo fisico e alla gestione delle energie e risorse. Le case di fuoco (1-5-9) simboleggiano le aspirazioni e ispirazioni che ci motivano a scegliere e ad agire, sono l’atteggiamento verso la vita stessa. Le case d’aria (3-7-11) rappresentano i contatti umani e sociali, ma anche l’intellettualità e la mente logica.

 v  La I casa rappresenta l’identità e anche l’espressione fisica; influenzata fortemente dall’ascendente è la casa del comportamento, del temperamento, delle capacità e delle facoltà, della lotta per la vita, della predisposizione genetica alle malattie, dell’ambiente in cui si sviluppa l’infanzia e le situazioni che risultano dalle azioni del soggetto. Indica anche l’ambiente naturale in cui dovrebbe vivere il soggetto. 
v  La II casa descrive il rapporto con il denaro, il guadagno, il possesso e il desiderio di controllare cose e persone. Si possono vedere eredità, debiti, periodi più o meno floridi, in pratica è la casa che indica il bisogno di sicurezza, che talvolta può estrinsecarsi come rapporto ritemprante e rilassante con la natura. 
v  III casa: E’ la casa dell’ambiente di cui il nativo è circondato e da cui apprende a livello sociale ed intellettuale. Indica tutte le forme di comunicazione, di strumenti di lavoro e commercio, compresa gestualità, libri, giornali, lettere, radio,cinema, televisione, social-network, ecc. Racconta anche lo stato di salute mentale dell’individuo, il suo modo di ragionare, la sua memoria. 
v  IV casa: E’ il settore del livello emotivo e morale. E’ la casa che indica la famiglia di nascita e il rapporto con i genitori. E’ anche la casa che rappresenta il tipo di eredità morale che si lascerà. Vi si può leggere l’opportunità di rimanere o di abbandonare il luogo natale.
v  V casa: E’ la casa dei processi di creatività, del piacere e del gioco. Indica ciò che amiamo, in cui ci riflettiamo e quello per cui vorremmo essere apprezzati, notati o stimati dagli altri. E’ l’indicatore del nostro bisogno di identità, figli e storie d’amore compresi. Rappresenta l’assunzione dei rischi tanto che aspetti dissonanti in questo settore possono generare individui eccessivamente temerari e giocatori d’azzardo.
v  VI casa: E’ associata al lavoro, generalmente dipendente, alla salute, al servizio, ai doveri e all’utilità. Riflette la subordinazione volontaria e i periodi di tentennamento della vita. E’ la routine quotidiana e l’analiticità in contrapposizione alla creatività, la prudenza; fa riferimento al funzionamento del corpo, alle malattie croniche e alle cure, al rapporto con il cibo. E’ la casa del servizio e dell’accudimento dei più deboli, inteso anche come volontariato. Dà informazioni sull’uso che si fa di ciò che si possiede e su come ci si veste.
v  VII casa: E’ la casa delle relazioni e dei rapporti che si scelgono liberamente. Indica ciò di cui ci si sente mancanti e si cerca al di fuori di noi come affetto e amicizia. Qui si riflettono le relazioni con la società, i nemici dichiarati, le lotte sociali, la reazione del nativo di fronte alle leggi codificate e alle ingiustizie palesi.
v  VIII casa: E’ la casa dell’erotismo, non semplicemente inteso come istinto sessuale, ma anche come necessità emozionale di fondersi con un’altra persona. Sta a simboleggiare anche il tentativo del raggiungimento della sicurezza emotiva, di conseguire potere ed influenza su altre persone ricorrendo anche al danaro, smuovendo interessi economici e commerciali. E’ anche la casa della sensitività, dello psichismo inferiore, dell’inconscio profondo, del lato ombra. E’ la casa della morte e della rinascita. Vi si possono individuare il tipo di morte o di malattia mortale o incidente cui è predisposto il nativo. In questa casa sono anche indicati i regali, le eredità e gli aiuti finanziari che arriveranno al soggetto, mettendoli in correlazione con gli aspetti della II casa.
v  IX casa: E’ la casa delle inclinazioni filosofiche e delle credenze del nativo, dell’intelligenza astratta ed intuitiva in opposizione alla III casa che rappresenta l’intelletto concreto e pratico. Fornisce indicazioni del livello spirituale e mentale superiore cui può aspirare l’individuo. In queste case vengono anche indicati i viaggi, sia fisici che metafisici, che la persona compie, i maestri spirituali che incontrerà nella sua spirale evolutiva e l’ascesa al divino, attraverso la manifestazione delle specifiche qualità con cui si è incarnato nel soggetto. E’ ritenuta perciò la casa del’anima e del progetto esistenziale e del Karma, benché quest’ultimo sia specificamente indicato dalla configurazione del nodo lunare nord.
v  X casa: In questa casa troviamo gli aspetti dell’ascesa sociale e professionale dell’individuo. Essa rimanda anche al genitore che dà l’impronta sociale al figlio, che l’accompagna nel suo ingresso in società. E’ anche l’indicatore del rapporto con l’autorità e dell’ambizione ad emergere socialmente.
v  XI casa: E’ la casa delle associazioni volontarie del nativo, del gruppo con cui si identifica, con cui sente un legame intellettuale e di intenti per lo più umanitari e filantropici. Ma è anche l’indicatore del confronto con le innovazioni, con le utopie, con le spinte ribelli e trasgressive a tutti i livelli. Aspetti dissonanti in questa casa possono dar luogo a labilità psichica, manie di persecuzione, allucinazioni psicotiche e schizofreniche.v  XII casa: Si definisce la casa del Karma, degli impedimenti che ci arrivano dal passato, dei condizionamenti profondi della personalità che generano mancanza di libertà esteriore ed interiore, sofferenza, solitudine. E’ la casa della depressione, della perdita di identità cosciente (ad es. demenza precoce o senile, morbo di Alzheimer), delle dipendenze da droghe ed alcol, degli stati di coscienza alterata. E’ correlata a luoghi di dolore come le carceri e gli ospedali. E’ la casa delle esperienze psichiche inferiori, come quelle delle vette, affinché l’individuo cresca in consapevolezza e discernimento, per cercare un’unità più elevata e un ideale trascendente nel servizio agli altri. E’ detta la casa delle attività segrete, dei detective, delle spie ed agenti segreti, ma anche dei chimici alimentari e grandi chef.
  
Qualità ed elementi dei segni

  
I segni zodiacali sono divisi a tre a tre e classificati secondo i 4 elementi: fuoco, terra, aria, acqua. Sono inoltre divisi in Cardinali, Fissi e Mobili. I Cardinali (Ariete, Bilancia, Cancro, Capricorno)sono posizionati all’inizio di ogni stagione e posti ad indicare i movimenti iniziali dell’energia macro e microcosmica in una particolare direzione. Sono i segni in cui si possono raggiungere improvvisamente esperienze di apertura coscienziale e grande consapevolezza. I segni Fissi (Toro, Leone, Scorpione, Acquario), posti astronomicamente nel cuore delle stagioni, rappresentano la concentrazione di energia che si raccoglie all’interno verso un centro o che si irradia all’esterno da un centro, una sorta di sistole e diastole energetica consistente in rilevanti e prolungate prove personali per assurgere a visioni più inclusive e spirituali. I segni Mobili posti alla fine di ognuna delle stagioni si riferiscono all’elasticità mentale e fisica di fronte al continuo cambiamento; è lo sperimentare l’andare da una polarità all’altra, per trovare il giusto equilibrio interiore ed esteriore e procedere sulla spirale evolutiva.
  
I segni zodiacali sono divisi a tre a tre e classificati secondo i 4 elementi: fuoco, terra, aria, acqua. Sono inoltre divisi in Cardinali, Fissi e Mobili. I Cardinali (Ariete, Bilancia, Cancro, Capricorno)sono posizionati all’inizio di ogni stagione e posti ad indicare i movimenti iniziali dell’energia macro e microcosmica in una particolare direzione. Sono i segni in cui si possono raggiungere improvvisamente esperienze di apertura coscienziale e grande consapevolezza. I segni Fissi (Toro, Leone, Scorpione, Acquario), posti astronomicamente nel cuore delle stagioni, rappresentano la concentrazione di energia che si raccoglie all’interno verso un centro o che si irradia all’esterno da un centro, una sorta di sistole e diastole energetica consistente in rilevanti e prolungate prove personali per assurgere a visioni più inclusive e spirituali. I segni Mobili posti alla fine di ognuna delle stagioni si riferiscono all’elasticità mentale e fisica di fronte al continuo cambiamento; è lo sperimentare l’andare da una polarità all’altra, per trovare il giusto equilibrio interiore ed esteriore e procedere sulla spirale evolutiva.

I segni di fuoco, Ariete, Leone, Sagittario, indicano energia radiante, fiducia ed iniziativa, spirito elevato, entusiasmo, forza, onestà, schiettezza, espansività, volontà forte e capacità di comando, ma anche in negativo impulsività, impazienza, autoaffermazione a tutti i costi, dogmatismo, orgoglio, necessità di riconoscimento, senso del dramma, settarismo.

 I segni di terra, Toro, Vergine, Capricorno, rappresentano la capacità pratica di utilizzare il mondo materiale. Esprimono sintonia con il mondo fisico, forte sviluppo dei sensi, praticità, pazienza, autodisciplina, tenacia, affidabilità, prudenza, razionalità. In senso negativo, però, mostrano immobilismo, convenzionalità, attaccamenti eccessivi di carattere materiale e affettivo, intransigenza, pessimismo, avidità, perfezionismo, ostinazione. 

I segni d’aria, Gemelli, Bilancia, Acquario, sono correlati al mondo del pensiero, delle idee, della comunicazione e della progettualità. Esprimono ampiezza di prospettiva, capacità immaginativa, distacco emotivo, desiderio di comprensione, spirito comunicativo,curiosità conoscitiva, capacità di elaborare concetti e principi, bisogno di relazione e di socialità. Possono, all’opposto, manifestare insensibilità, narcisismo intellettuale, mancanza di rispetto dei tempi e dei modi altrui, egocentrismo, violenza verbale, tendenza ad umiliare e sottovalutare gli altri, ipercriticismo.

 I segni d’acqua, Cancro, Scorpione, Pesci, esprimono il contatto con il mondo delle emozioni e dei sentimenti. Posseggono empatia, sensibilità, intuizione, capacità di comprensione, bisogno di coinvolgimento emotivo con gli altri, riservatezza e bisogno di privacy, senso del servizio, aspirazioni ascetiche. Possono in negativo essere troppo condizionati dal loro mondo interiore, da passioni coercitive, paure schiaccianti e immotivate che spesso affondano nel loro inconscio infantile. Potrebbero risultare troppo dipendenti dal giudizio e dall’affetto degli altri che tendono a compiacere oltre misura, così come a manipolare per conseguire una sicurezza emotiva. Manifestano marcate forme di depressione, così come deliri misticheggianti.  


I concetti chiave dei segni zodiacali

v  L’Ariete rappresenta l’impulso alla vita, l’energia primordiale e l’azione. È connotato da generosità, franchezza, spirito d’iniziativa. Andrè Barbault lo definisce “un sole bambino” che si adira facilmente e si copre, ma con la stessa facilità dimentica la rabbia e torna a splendere. Esprime indipendenza, avversione per la routine ed essenzialità, ma anche desiderio di accentramento e di decidere per gli altri.
v  Il Toro è l’espressione del dar forma e ordine alle cose; è l’apprezzamento della realtà fisica e del bello, naturale ed artistico. Perseveranza, pazienza, riservatezza, laboriosità e realismo, logicità sono caratteristiche di questo segno che può poi manifestare conservatorismo, eccessiva riluttanza alla trasformazione, avarizia, ostinazione, grettezza mentale, attaccamento.
v  Gemelli: E’ l’espressione della comunicazione e del vivere in rapporto con gli altri. È amante della ricerca e dello studio, soprattutto autonomo; è aperto, allegro e socievole e buon comunicatore. Ha capacità di organizzazione ed aggregazione. È il segno in cui più si evidenzia la frattura o l’armonizzazione tra la componente storica della personalità e quella delle qualità transpersonali. Soffre però di volubilità emotiva e sentimentale, di ipertrofica autovalutazione intellettuale, di dogmatismo e settarismo, di mancanza di autocritica e spesso scambia la propria visione del mondo per quella unica e assoluta da imporre agli altri.v  Cancro: Il segno rappresenta la casa umana e l’intera storia evolutiva dell’umanità. È il rapporto simbiotico con il materno e il mondo primordiale delle emozioni. Il suo glifo raffigura due elementi-germi di polarità opposta che, girando l’uno intorno all’altro, si fondono per dar vita ai due foglietti embrionali. Si tratta non però dell’embrione corporeo quanto del prototipo spirituale, la cui esistenza è posta sul piano delle essenze, nel mondo Psichico, paragonabile al mondo delle Idee di Platone. L’incastro tra le due componenti richiama quello dello Yin e dello Yang, le due polarità complementari, in ognuna delle quali si trova una piccola parte del suo opposto, e il cui inseguirsi instancabile e il continuo scalzarsi, crea la vita. È il segno che simboleggia il mondo dell’infanzia e lo sviluppo della personalità in rapporto alla famiglia di nascita e all’educazione ricevuta. È in stretta connessione con la dimensione della fantasia e dell’immaginazione; è dotato di istinto materno e senso di protezione ed accoglienza. Proprio la sua sensibilità può determinare un eccesso di impressionabilità, incertezza e paura legate specialmente all’inconscio infantile.
v  Leone: E’ l’emblema dello slancio entusiastico ed ottimistico, così come dell’aspirazione, dell’indipendenza mentale, della generosità, dell’attitudine al comando e della volontà forte. Mostra predisposizione per i ruoli in cui occorre apparire, dirigere ed assumersi responsabilità. All’inverso può presentare eccessi di orgoglio ed arrivismo, bisogno costante di riconoscimento e di accentramento dell’attenzione, inclinazione al dramma, arroganza e ricerca smodata del rischio.
v  Vergine: E’ il segno dell’accudimento e del nutrimento, correlato ai simboli della Grande  Madre, assistenza anche nel percorso verso la morte. Rappresenta l’intelligenza analitica e razionale, l’osservazione accurata, l’attenzione ai particolari, la metodicità. La misura di tute le cose diviene per questo segno l’utilità. Come qualità negative il nativo può manifestare diffidenza a prevenzione, immobilismo, stati d’ansia e di nervosismo eccessivo rispetto alle circostanze, spirito polemico spesso dettati dai cambiamenti, non sempre clamorosi, che la vita impone a cui fa fatica ad adattarsi.
 v  Bilancia: E’ correlata all’arte, alla bellezza e alla ricercatezza, a quella qualità che si definisce “glamour”, intesa non semplicemente come eleganza, ma come risoluzione di una problematica nella maniera più facile, soddisfacente e creativa, come capita a certi matematici quando risolvono un problema annoso in modo inconsueto, ma sostanzialmente semplice. Esprime la capacità e la ricerca costante di armonizzare tutte le polarità opposte per l’autocompletamento, cosa che può farlo apparire vanitoso. Il suo obiettivo è l’equilibrio, l’imparzialità, il tatto. Al contrario può divenire astioso, fazioso e poco propenso ad ascoltare i bisogni degli altri; ipercritico ed avventato nel modo d’agire, tanto da pentirsene amaramente in un secondo momento e sviluppare grandi sensi di colpa ed inadeguatezza. Per paura di sbagliare può rifiutare le responsabilità e avere attacchi di indolenza.
 v  Scorpione: E’ il segno d’acqua più forte, dominato da intense passioni, emozioni e sensualità. Nel nativo si verificano scontri titanici con il  mondo esterno così come nel mondo interiore. Qui l’eros raggiunge la sua massima espressione. C’è ricettività psichica, tendenza ad esplorare le profondità di tutto ciò che è nascosto ed inconscio cosa che conferisce fascino e magnetismo ai nativi. Esprime tenacia e coraggio, nonché una buona dose di eclettismo artistico e culturale, tuttavia reagisce male a tutte le regole che ritiene troppo soffocanti e autoritarie. È perciò il segno del ribelle, dell’impavido, del temerario, dei forti bisogni e sentimenti coercitivi, così come di scoppi d’ira e violenza incontenibili, della gelosia e della vendicatività.
v  Sagittario: Il segno rappresenta il settore dell’idealità spirituale e religiosa, della filosofia e delle scienze astratte. Simboleggia la capacità di direzionare giustamente il pensiero e di esporre chiaramente le proprie convinzioni. È al tempo stesso l’espressione dello spirito dionisiaco, franco, allegro, capace di godere della buona tavola come della compagnia degli altri, compassionevole e pronto ad aiutare quando ce ne è bisogno. È anche correlato al desiderio di viaggiare e di conoscere altri luoghi, all’esotico, ma anche al viaggio inteso come esperienza mentale, di elaborazione di idee e progetti. Al contrario può divenire eccessivamente dogmatico, prevenuto verso i paradigmi mentali e  comportamentali altrui che non collimano con il suo modo di vedere, intollerante e fazioso. È scarsamente incline ai compromessi, anche se di comune utilità; è estremamente sfuggente sottraendosi inspiegabilmente ed inaspettatamente a ciò che aveva promesso e per cui si era impegnato.
v  Capricorno: Questo segno rimanda all’ambizione e al successo lavorativo nella vita sociale. Rappresenta il dovere, ma anche il potere, l’autocontrollo, la riservatezza, la prudenza, la determinazione, la tenacia, la precisione e il realismo. Simboleggia il genitore normativo. Tutte queste qualità in negativo possono divenire arrivismo sfrenato, sopravvalutazione di quanto si fa o si offre nell’ambito del lavoro o delle relazioni umane; insensibilità alle problematiche altrui, tendenza all’isolamento fino alla misantropia, sindrome auto censoria, grettezza d’animo, depressione, mania di persecuzione.
 v  Acquario: E’ il segno dell’idealità e della visione utopica. Rappresenta la fedeltà alle proprie idee, il rifiuto di quanto è ordinario e superato, il coraggio di propugnare nuovi ideali per se stesso e per il gruppo in cui ci si trova ad operare. È il settore dell’elaborazione delle teorie relative alla libertà, sia individuale che di gruppo, di progresso, alle visioni filantropiche ed umanitarie, alle innovazioni religiose e al superamento dei settarismi; al contrario il Segno può manifestare insofferenza verso le idee degli altri, ipervalutazione ed imposizione delle proprie, sfrenato individualismo, estremismo e violenta ribellione, istinto distruttivo, rifiuto di ogni confronto, sarcasmo e preclusione ad ogni comprensione dei sentimenti ed emozioni altrui.
v  Pesci: E’ il segno in cui più si riflettono le inclinazioni ascetiche e spirituali, la sensibilità e l’empatia verso la sofferenza fisica, morale e spirituale altrui. Avverte epidermicamente le condizioni positive e/o negative dell’ambiente in cui si trova ad operare e ha grande sensibilità ecologica. È disponibile al servizio e al sostegno materiale, morale e spirituale di chi ne ha bisogno. È il segno dell’ispirazione artistica soprattutto musicale e poetica. All’inverso può presentare gravi fragilità psicologiche, eccessivi condizionamenti mentali derivanti dai paradigmi altrui, estrema vulnerabilità emotiva e permeabilità rispetto alle situazioni esterne, deliri mistici, bisogno continuo di valorizzazione, di riconoscimento e di sicurezza affettiva e materiale, sfiducia nelle proprie capacità, tutte cose che possono condurre il nativo a scelte estreme, come l’accattonaggio o l’eremitaggio, se le condizioni non corrispondono alle sue aspettative.

Valenza e aspetti positivi e negativi dei pianeti

I pianeti vengono divisi in maggiori o lenti, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone, e minori o rapidi perché più vicini alla Terra, Luna, Mercurio, Venere. Sono ancora suddivisi in maschili o elettrici perché producono espansione, allontanamento, calore, veri e propri corti circuiti sia interiori che nelle circostanze esterne, Sole Marte, Giove, Saturno, Urano, e negativi, femminili o magnetici (Luna, Venere, Nettuno). Si dicono in domicilio quando sono situati nel segno a cui sono associati. Ariete – Marte; Toro – Venere; Gemelli – Mercurio; Cancro – Luna; Leone – Sole; Vergine – Mercurio; Bilancia – Venere; Scorpione – Plutone, Sagittario – Giove; Capricorno – Saturno; Acquario – Urano; Pesci – Giove – Nettuno.
Ogni principio planetario può essere espresso positivamente e in modo creativo, o negativamente in maniera distruttiva o autodistruttiva, secondo che si seguano gli influssi di queste energie cosmiche nell’ambito della personalità storica, condizionata dall’ambiente socio-culturale ed educativo, o che si utilizzino questi aspetti per pervenire ad un stato di maggiore consapevolezza e armonia tra le varie componenti psichiche dell’individuo, puntando maggiormente al consolidamento ed all’espressione delle potenzialità e qualità positive.

  
Gli aspetti dei pianeti sono determinati dagli angoli che formano tra loro all’interno del quadro natale. Gli aspetti dinamici, provocatori, considerati negativi, sono dati dalla quadratura (90°),dall’opposizione (180°), del quinconce (150°) e talvolta, in relazione ai pianeti e alle case coinvolti, dalla congiunzione (0°). Questi angoli corrispondono ad eventi esterni, ma soprattutto interni, che procurano tensione e una certa risposta nell’azione che, però, possono condurre anche a consapevolezza e crescita interiore nelle aree indicate. Gli aspetti armonici o scorrevoli, o cosiddetti  positivi,corrispondono al trigono (120°), al sestile (60°), ed al semi-sestile (30°) e a congiunzioni in relazione all’armonia dei pianeti e degli elementi dei segni coinvolti. Queste posizioni si riferiscono a capacità spontanee, talenti, modi di comprensione e di espressione, che la persona riesce ad utilizzare e a sviluppare con una certa facilità e successo, oppure anche a sviluppare con una certa facilità e successo, o ancora a situazioni esterne favorevoli.

 v  Sole: In qualunque casa sia posto il Sole è ì che la persona fa immediata esperienza del proprio io, degli aspetti caratteriali che inequivocabilmente lo contraddistinguono, che in base ad altre configurazioni, possono svelare anche la sua profonda essenza, il suo Sé. È comunque l’indicatore di ciò che è funzionale al benessere dell’individuo ed è la sua espressione creativa e affettiva. In  una posizione dissonante di opposizione o quadratura o congiunzione il Sole può rivelare orgoglio, arroganza, desiderio incontenibile di sentirsi ed essere considerato speciale.
v  Luna: La Luna rappresenta il campo in cui la persona cerca la realizzazione affettiva interiore, la sicurezza emotiva, l’appagamento ambientale e il senso di appartenenza. È anche un indicatore del rapporto con il materno e il femminile. Aspetti negativi della Luna nel quadro natale rimandano ad eccessiva sensibilità, insicurezza, senso di inadeguatezza e di inibizione.
v  Mercurio: Indica l’uso creativo dell’intelligenza e il grado di destrezza comunicativa. Sottolinea la capacità di raziocinio e di discernimento, sia nelle questioni quotidiane che nell’attuazione di grandi ideali. È anche la capacità di giungere ad accordi quando ci sono contrasti esteriori ed interiori, attraverso la comprensione obiettiva delle necessità delle parti. All’opposto un Mercurio disarmonico può indicare furbizia finalizzata a raggirare gli altri, uso immorale e manipolativo delle capacità intellettuali e comunicative; linguaggio e convinzioni settarie e dogmatiche.
v  Venere: In qualunque casa sia posto Venere, è lì che la persona cerca o dà amore, piacere,contentezza, felicità, partecipazione, generosità di spirito. È il pianeta che manifesta l’affettività data e ricevuta. Con aspetti disarmonici può riferirsi ad auto-indulgenza, avidità, richieste emotive pressanti, invadenza; affettività inibita o espressa male.
v  Marte: Indica la propositività, il coraggio e la forza di volontà, la capacità di iniziativa. Il campo in cui si viene a trovare è quello finalizzato al mantenimento delle propria energia fisica, della lotta e della motivazione alla vita. Quando ha aspetti contrastanti rivela impazienza, ostinazione, violenza verbale o fisica o almeno un uso improprio della forza e dell’autorità.
v  Giove: Manifesta l’esperienza della fede, della speranza della fiducia nel futuro, l’aprirsi alla grazia, l’ottimismo,la capacità di crescita, di auto miglioramento e di arricchimento materiale, morale e spirituale. Con aspetti negativi può indicare fiducia eccessiva, pigrizia, dispersione di energie, delega delle proprie responsabilità ad altri, valutazione ipertrofica di sé e spropositata sicurezza.
v  Saturno: Rappresenta l’esperienza della stabilità, della struttura e il significato profondo della vita, l’accettazione dei doveri, lo sviluppo delle capacità organizzative, il senso di affidabilità. Nel settore in cui è presente questo pianeta l’individuo deve lavorare ed assumersi responsabilità, considerando la pressione degli eventi come necessario modellamento del proprio carattere. È il pianeta delle prove prolungate. In maniera negativa Saturno si esprime come scarsa autostima e auto-limitazione, mancanza di fede, rigidità, freddezza; atteggiamento difensivo, logica del sospetto, apprensione e pessimismo.
v  Urano: La sua collocazione indica il settore dove si esprime l’unicità dell’individuo, l’originalità, il genio, l’inventiva, la sintonia con la verità, la sperimentazione diretta, il rispetto della libertà. Il campo in cui si manifesta è quello dove la persona si manifesta liberamente e intuitivamente con fantasia ed iniziativa. Nella casa in cui è posto Urano si possono leggere i risultati delle azioni che contribuiscono ai cambiamenti positivi della società. Con aspetti dissonanti il pianeta rivela ostinazione, impazienza e nervosismo continuo, costante bisogno di eccitazione e di cambiamento repentino ed inutile; insensibilità, senso di ribellione, ideologie estremistiche.
v  Nettuno: Il campo in cui è posizionato fa riferimento all’esperienza della dimensione mistica e spirituale, della trascendenza e dell’ispirazione, della sensazione di fusione e sintonia con il tutto, della compassione che tutto comprende e degli ideali da realizzare, della facoltà immaginativa. In posizione disarmonica Nettuno può alludere a fughe auto-distruttive dalla realtà, per sottrarsi alla routine quotidiana e alle responsabilità, alle situazioni troppo opprimenti o anche ai propri bisogni profondi di cui non si vuole prendere consapevolezza, a deliri misticheggianti.
v  Plutone: In qualunque casa si sia posto Plutone esprime la totale trasformazione degli atteggiamenti e dei modelli coercitivi di vita ed educazione. Rappresenta la consapevolezza della necessità di concentrare la volontà sulla propria trasformazione; il coraggio di affrontare i propri impulsi e desideri più profondi e primordiali e di trasformarli direzionando gli sforzi durante le esperienze di vita. È il potenziale nascosto da inventariare e investire e richiama il ripostiglio psichico nella visione psicosintetica. In maniera negativa esprime la coattività dei forti bisogni inconsci; la proterva manipolazione degli altri per raggiungere i propri scopi, l’autoritarismo e il potere più oscuro, il rifiuto sconsiderato di affrontare il proprio lato-ombra, con affetti devastanti per se stessi e per gli altri.

Negli ultimi decenni l’astrologia umanistica ha preso in esame anche l’influenza di alcuni planetoidi e satelliti naturali dei più noti pianeti del sistema solare, la cui simbologia sarebbe troppo lungo e complesso elencare e di cui è ancora in corso una condivisa e stabile valutazione.
Vale la pena di citarne solo il più famoso, Chirone, l’addestratore degli eroi, corpo celeste che è stato scoperto nel 1997. Esso simboleggia il Maestro e l’archetipo del terapeuta interiore, che è capace di ampliare il nostro livello di coscienza, apprendendo dall’esperienza negativa, dalla nostra più profonda ferita, traghettandoci verso una stato di maggiore armonia psichica e conferendo sacralità a ciò che siamo e facciamo quotidianamente, così come alla nostre intuizioni e percezioni che sembrano provenire da più alti livelli dimensionali.   

Un’ultima citazione va fatta per i Nodi lunari, indicati da un simbolo simile all’omega, che sono le posizioni dei punti in cui l’orbita lunare intercetta l’eclittica terrestre. Il nodo lunare sud (omega capovolta) si riferisce alle profonde abitudini ereditate dalla nostra anima o Sé, alla memoria karmica, a quegli atteggiamenti che ci appartengono e in cui ci rifugiamo a colpo sicuro, quando ci troviamo in situazioni alquanto critiche, una sorta di istinto ancestrale psichico. Il Nodo lunare nord rappresenta la sfida karmica, l’occasione  evolutiva, i comportamenti da conseguire e lo scenario in cui possiamo crescere e raggiungere la nostra autenticità nel lungo, arduo, ma ripagante cammino evolutivo.

Elio Cadelo ci sorprende ancora
 con questa QUINTA EDIZIONE
del suo volume sulla scienza della
navigazione antica.




Ecco l'ultimo, delizioso e raffinato lavoro di
Paolo Galiano.
Geometria sacra e pitagorica, e raffinate analisi simboliche ne costituiscono la severa struttura portante.
Buona lettura di questo opusche non è minimum.
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P. GALIANO: LE CHIESE DEL FIORE, ED. ADYTUM – pp. 140, 70 ill., € 18

Le chiese a sei absidi, costruite tra IV e XII secolo in tutta l’Europa, nascondono nel disegno del loro piano costruttivo un simbolo particolare, il Fiore a sei petali, il cosiddetto “Fiore della vita”, simbolo tipico dell’architettura medievale (e non specifico dei Cavalieri Templari, come spesso si afferma). Questo lavoro ha preso avvio dal ritrovamento in Italia dell’unica chiesa di tale forma conosciuta fino ad oggi e riportata alla luce tra il 2008 e il 2013 dopo sette secoli di oblio a Montieri (GR): la Canonica di San Niccolò, di cui proponiamo uno studio comparativo con le chiese di pianta analoga presenti in Europa, da Roma alla regione del Caucaso, esaminando lo sviluppo di questa insolita forma di edificio liturgico a partire dalla fine dell’Impero romano ed approfondendone il significato simbolico insito nella composizione geometrica.
Alla base del disegno architettonico vi è l’esagono il cui lato  coincide con il raggio della circonferenza in cui è inscritto, simbolo del passaggio dal mondo dei numeri non-razionali rappresentato dal π greco a quello dei numeri razionali, espressione della totalità dell’esistente nella sua forma di numero, secondo la concezione pitagorica per cui nel numero consiste tutta la creazione e dal numero si genera la creazione.
Questo simbolismo, come quello degli altri elementi costitutivi dell’edificio, in particolare le cupole dell’abside e le mezze cupole delle semiabsidi, e le considerazioni numerologiche sulla figura della “mandorla” presente in ciascun petalo del Fiore, fanno sì che la chiesa esapetale sia manifestazione della compresenza del visibile e dell’invisibile, della creazione manifestata e della causa della manifestazione; in essa si uniscono il mondo del razionale e dell’irrazionale, o meglio del non-razionale, quindi è ponte di unione tra i due aspetti del conoscibile; è la figura dell’eterno rapporto tra il Creatore e la sua creazione nel trascorrere del tempo scandito dalle stelle dello Zodiaco, espresso dal dodecagono presente nelle dodici finestre della chiesa; è la porta di accesso agli stati superiori dell’Essere celata nella “mandorla” nascosta nel suo disegno di base, il Fiore a sei petali simbolo della totalità.